Allargamento dell’Unione Europea nel 2013- Adesione della Repubblica di Croazia – Misure transitorie dell’Atto di adesione.

Con la legge 29 febbraio 2012 n. 17, (Gazzetta Ufficiale n.52 del 2 marzo 2012 – Supplemento Ordinario n.42) è stata data ratifica ed esecuzione al Trattato di adesione della Repubblica di Croazia all’Unione Europea.
L’ulteriore tappa del processo di allargamento dell’U.E. si attuerà, pertanto, a decorrere dal 1° luglio 2013, data di entrata in vigore del predetto Trattato.
In funzione di tale allargamento i competenti Servizi della Commissione Europea hanno diramato il documento di informazione TAXUD/A2/SPE/2013/058 del 28 marzo 2013, nel quale sono riportate le informazioni per gli Uffici doganali, gli operatori economici e gli altri soggetti interessati ai riflessi di carattere doganale, focalizzando l’attenzione sulle disposizioni recanti le “misure transitorie” concernenti le operazioni doganali in corso al 1° luglio 2013.
Tale documento, aggiornato il 2 aprile 2013, pur non avendo valore legale, costituisce secondo le stesse indicazioni dei Servizi della Commissione un importante strumento di ausilio per gli Stati membri, permettendo di rendere omogeneo nell’intero territorio doganale dell’Unione il trattamento delle operazioni nella fase di transizione.
In allegato alla presente sul sito internet di questa Agenzia ̬ reperibile il documento TAXUD /A2/SPE/2013/058 sia nel testo pubblicato dalla Commissione Europea in inglese РAll. 1, che nel testo tradotto in italiano da questa Agenzia РAll. 2.

Al riguardo, si ritiene comunque utile fornire di seguito alcune indicazioni sia per quanto concerne i principi generali statuiti nell’Atto di adesione che, in modo più specifico, sulle misure transitorie indicate nel suddetto documento informativo.
Per quanto riguarda il contesto generale continuano ad applicarsi i medesimi principi già affermati in occasione delle precedenti adesioni dei nuovi Stati membri avvenute nel 2004 e nel 2007.

Infatti l’Atto di adesione della Repubblica di Croazia prevede che, alla data del 1° luglio 2013 le disposizioni dei Trattati originari e il diritto derivato da tali Trattati vincolano il nuovo Stato membro, in applicazione del principio dell’ “acquis comunitario”.
Lo stesso Atto di adesione stabilisce, inoltre, che le disposizioni dei Trattati originari e il diritto derivato da tali Trattati si applicano nel nuovo Stato membro alle condizioni previste dall’Atto di adesione medesimo (es. applicazione dei Trattati così come modificati dall’Atto di adesione, applicazione di misure transitorie etc).
Ne deriva che le merci le quali, al momento dell’adesione, si trovano in libera pratica nell’Unione o nel nuovo Stato membro, risultano assoggettate allo stesso regime nell’insieme dell’Unione allargata; il principio si applica a tali prodotti anche qualora, prima dell’adesione, essi siano stati vincolati ad un regime doganale (ad esempio: transito, ammissione temporanea) appurato dopo l’adesione; in questo caso, tuttavia, è necessario comprovare lo status UE dei prodotti, in modo da impedire che i prodotti sui quali non siano stati pagati i dazi doganali dovuti beneficino ingiustificatamente degli effetti dell’adesione.
Inoltre, taluni movimenti di merci, iniziati prima dell’entrata in vigore dell’adesione e conclusi dopo tale momento, restano soggetti alla vigente legislazione doganale del nuovo Stato membro ed inoltre restano valide, per un periodo transitorio, alcune autorizzazioni e prove di origine emesse in base alla precedente normativa del nuovo Stato membro.
Anche le misure doganali transitorie indicate nel citato documento ricalcano, sostanzialmente, quanto già previsto in occasione delle adesioni dei nuovi Stati membri avvenute nel 2004 e nel 2007.
Si richiamano, pertanto, i chiarimenti forniti nella circolare n. 21/D del 7 aprile 2004 e nella nota prot. 3393 del 27 dicembre 2006, fornendo utili ulteriori precisazioni anche con riferimento all’intervenuta evoluzione normativa.
Ciò premesso, in relazione alla prova dello status UE e riguardo l’origine delle merci si ritiene utile precisare quanto segue.
La prova dell’origine preferenziale rilasciata prima della data di adesione, ai sensi dell’accordo di associazione e stabilizzazione (SAA) fra le Comunità Europee e gli Stati membri da una parte e la Repubblica di Croazia dall’altra sarà accettata come prova dello status UE e non come prova di origine nell’Unione allargata dopo l’adesione, se le merci si trovano alla data di adesione, in
temporanea custodia, zona franca o deposito franco, transito, deposito doganale, perfezionamento attivo (sistema sospensivo), trasformazione sotto controllo doganale, importazione temporanea o perfezionamento passivo, o sono state dichiarate e svincolate per l’esportazione e sono in trasporto all’interno dell’Unione allargata.
Questo significa che se la prova dell’origine preferenziale riguardante le suddette merci viene presentata alle autorità doganali dopo l’adesione e le merci sono dichiarate per l’immissione in libera pratica all’interno dell’Unione allargata, esse non sono soggette a dazi doganali.
La conseguenza, in altri termini, non è l’applicazione di un’aliquota preferenziale di dazio ma la non applicazione di dazi doganali sulla base della prova dello status UE.
Inoltre, la prova di origine preferenziale rilasciata da Paesi terzi, nel contesto di un accordo preferenziale concluso dalla Croazia con tali Paesi terzi, sarà accettata in Croazia ai fini della preferenza daziaria in taluni casi specifici richiamati nel documento TAXUD/A2/SPE/2013/058.
Nell’ambito dei rapporti con la Turchia, continuano ad applicarsi i medesimi principi già affermati in occasione delle precedenti adesioni dei nuovi Stati membri avvenute nel 2004 e nel 2007.
In materia di regimi doganali economici, si precisa che i regimi sospensivi iniziati prima dell’adesione e non ancora appurati alla data di adesione devono essere conclusi in Croazia secondo le regole previste dalla normativa dell’Unione.
Come anticipato, per le merci vincolate ad un regime doganale economico che viene appurato dopo l’adesione, è necessario comprovare lo status UE dei prodotti.
Nell’ipotesi in cui all’atto dell’appuramento di un regime doganale economico, sorga un debito doganale questo deve essere determinato nel caso del regime di perfezionamento attivo (art.121 CDC) e dell’ammissione temporanea (art.144 CDC) secondo la natura delle merci importate, la classificazione tariffaria e relativa aliquota daziaria, il valore ai fini doganali, l’origine e la quantità previsti al tempo in cui le merci sono state vincolate al regime e se tale vincolo è avvenuto prima dell’adesione tenendo conto della normativa doganale croata.
All’atto dell’appuramento di merci vincolate al regime di deposito doganale l’ammontare del debito doganale sarà determinato secondo la natura delle merci importate, la classificazione tariffaria, la quantità, il valore ai fini doganali e l’origine delle merci previsti al tempo in cui le merci sono state vincolate al regime e se tale vincolo è avvenuto prima dell’adesione tenendo conto della normativa doganale croata. L’aliquota doganale da applicare sarà però quella prevista dalla Tariffa Doganale Comune al tempo in cui il debito sorge cioè all’atto dell’appuramento del regime. In tutti i casi sopra citati, i dazi doganali riscossi dovranno essere considerati risorse proprie dell’ Unione e su questi dovranno essere calcolati gli interessi compensatori (art.519 Reg.to CEE 2454/93) a partire dalla data di adesione.
In virtù dell’atto di adesione non sono più necessarie le autorizzazioni ai regimi doganali economici per gli scambi tra gli Stati membri e la Croazia.
Le autorizzazioni di perfezionamento attivo, passivo, trasformazione sotto controllo doganale, ammissione temporanea, rilasciate dall’Amministrazione doganale croata prima dell’adesione rimarranno valide per un anno al massimo dopo la data di adesione (se non ancora scadute), con l’obbligo però di conformare le modalità di applicazione di tali autorizzazioni alla normativa dell’Unione dalla data di adesione.
Per quanto attiene alla contabilizzazione, recupero a posteriori, rimborso e sgravio dei dazi all’importazione, dal 1° luglio 2013 tali procedure sono effettuate alle condizioni stabilite dagli articoli da 201 a 242 del CDC.
Qualora il nuovo Stato membro debba procedere a recuperi e/o rettifiche a rimborsi o a sgravi di dazi relativamente ad obbligazioni doganali insorte prima del 1° luglio 2013, lo stesso procede conformemente alla legislazione nazionale vigente prima della adesione, tenendo anche conto dell’eventuale diverso limite di tempo previsto per il recupero.
In ordine alle informazioni vincolanti in materia di tariffa (ITV) e di origine (IVO), l’Atto di adesione non prevede misure transitorie. Di conseguenza, per la Croazia, dette informazioni, rilasciate sulla base della legislazione nazionale vigente prima dell’adesione, cessano di avere carattere giuridicamente vincolante a decorrere dal 1° luglio 2013. Sempre a partire da detta data, la Croazia può, in base all’art.12 del CDC, rilasciare informazioni vincolanti sia in materia tariffaria che in materia di origine, valide nell’Unione allargata. Per i vecchi Stati membri, le rispettive informazioni vincolanti diventano applicabili in Croazia a decorrere dalla data di adesione. Tuttavia, nel caso in cui vengano utilizzate componenti o manodopera della Croazia per la produzione di merci per le quali sono state fornite informazioni vincolanti in materia di origine, è necessario modificare tali informazioni tenendo conto del nuovo contesto dell’Unione Europea.
Nella parte III (disposizioni permanenti dell’atto di adesione) del documento in esame, è inserito il punto 7 riguardante la dichiarazione sommaria d’entrata e la dichiarazione sommaria d’uscita relative al “corridoio Neum”.
In particolare, nel documento è evidenziato che l’art. 43 dell’atto di adesione, nel prevedere la deroga relativa all’invio della dichiarazione sommaria di uscita e di entrata per i beni UE che escono dal territorio croato per attraversare il corridoio di Neum e per quei beni UE che rientrano nel territorio della Croazia dopo avere attraversato il corridoio di Neum, demanda al Consiglio UE la definizione delle condizioni per l’applicazione della deroga.
Al riguardo si evidenzia che in data 25 maggio 2013 è stato pubblicato nella G.U.C.E. n.L 139 il Regolamento del Consiglio (EU) n. 479/2013 del 13 maggio 2013 recante le condizioni sopracitate.
Una parte rilevante del documento, particolarmente utile per l’attività degli uffici, è costituita dalla parte IV (alcuni esempi pratici) dove vengono rappresentati i casi di merci provenienti dalla Croazia e vincolate a regimi sospensivi negli Stati membri prima dell’adesione per le quali devono essere applicate le misure transitorie sopra citate per l’appuramento degli stessi.
Sempre nella parte IV del documento è stato previsto inoltre un apposito paragrafo (n.3) riguardante le modalità di appuramento da seguire per le imbarcazioni vincolate al regime di ammissione temporanea in Croazia, con indicazioni soprattutto per la parte riguardante il pagamento dell’IVA o la presentazione della prova dell’avvenuto pagamento all’atto dell’immissione in libera pratica delle stesse.
Al documento sono infine annesse due note informative: l’una relativa all’IVA, l’altra alla connessione con le procedure accise.
Con riferimento all’imposta sul valore aggiunto, nell’allegato 1 sono riportate le disposizioni della Direttiva del Consiglio 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto aventi ad oggetto la disciplina delle “Misure transitorie applicabili nel contesto dell’adesione all’Unione europea” – articoli da 405 a 410 – e che, pertanto, trovano applicazione anche nel contesto in esame riferito all’adesione all’Unione europea, dal 1° luglio 2013, della Croazia.
Rispetto alle menzionate disposizioni, i Servizi della Commissione europea hanno elaborato le conclusioni di seguito descritte.
Qualora un bene sia vincolato ad un regime di ammissione temporanea in esenzione totale dai dazi all’importazione o ad uno dei regimi o delle situazioni di cui all’art. 156 della Direttiva 2006/112/CE (custodia temporanea, zona franca o deposito franco, deposito doganale, perfezionamento attivo) o ad un regime di transito, le disposizioni in vigore alla data in cui il bene è stato vincolato ad uno dei suddetti regimi o situazioni continuano ad essere applicate, anche dopo il 1° luglio 2013, fino al momento dello svincolo (artt. 406 e 407).
In linea di principio, pertanto, lo svincolo del bene da uno dei suddetti regimi o situazioni analoghe è operazione assimilata all’importazione e l’importazione si considera effettuata e, di conseguenza, l’IVA è dovuta nello Stato membro nel cui territorio il bene viene svincolato dal regime o dalla situazione al quale era stato vincolato prima della data di adesione (artt. 408 e 409).
Inoltre, in deroga all’art. 71 della Direttiva 2006/112/CE, l’importazione è effettuata senza dar luogo al fatto generatore dell’imposta in presenza delle seguenti condizioni (art. 410):
a) il bene importato è spedito o trasportato fuori dell’Unione allargata;
b) il bene importato ai sensi dell’articolo 408, paragrafo 1, lettera a) è diverso da un mezzo di trasporto ed è rispedito o trasportato nello Stato membro a partire dal quale era stato esportato avendo come destinatario la persona che l’aveva esportato;
c) il bene importato ai sensi dell’articolo 408, paragrafo 1, lettera a) è un mezzo di trasporto che era stato acquistato o importato, prima della data di adesione, alle condizioni generali di imposizione del mercato interno del nuovo Stato membro o di uno degli Stati membri dell’Unione, o non aveva beneficiato, in ragione della sua esportazione, di un’esenzione o di un rimborso dell’IVA.
In particolare, la suddetta ultima condizione si reputa soddisfatta nei casi seguenti:
1. quando il termine tra la data della prima messa in servizio del mezzo di trasporto e la data di adesione all’Unione europea supera gli otto anni;
2. quando l’importo dell’imposta che sarebbe dovuta in ragione dell’importazione è insignificante.
Nell’allegato 2 al documento informativo comunitario, sono riportate le misure doganali transitorie riguardanti le procedure applicabili ai prodotti sottoposti ad accisa; il documento presenta indicazioni analoghe a quelle adottate in occasione dell’adesione di nuovi Stati membri avvenute nel 2004 e nel 2007, opportunamente aggiornate per tener conto della direttiva 2008/118/CE intervenuta successivamente alle precedenti adesioni e che reca il regime generale delle accise recepita nell’ordinamento nazionale con il D.Lgs. n. 48 del 2010 modificativo del testo unico accise approvato con Lgs n.504 del 1995.
A tale proposito, si evidenzia che le misure transitorie ed i principi essenziali evidenziati con riferimento al settore doganale si applicano anche alla circolazione dei citati prodotti in regime sospensivo di accisa durante la fase di transizione.
Sulla base delle indicazioni contenute nel documento, si forniscono le seguenti precisazioni.
I prodotti che hanno iniziato a circolare e che sono giunti all’ufficio doganale di uscita dall’Unione Europea prima del 1° luglio 2013 e sono vincolati ad un regime doganale sospensivo alla data di adesione, continuano ad essere sottoposti a tale regime fino all’appuramento nell’Unione Europea allargata. L’accisa resta sospesa in virtù del regime doganale per tutta la durata di vincolo al regime e, successivamente allo svincolo dei prodotti in uno Stato membro per l’ immissione in libera pratica, se tali prodotti dovranno essere consegnati in regime di sospensione d’accisa ad un deposito fiscale o ad altro soggetto autorizzato alla ricezione in regime sospensivo, troveranno applicazione le procedure per la circolazione dei prodotti sottoposti ad accisa in regime sospensivo.
Le regole appena sopra richiamate si applicano in caso di vincolo della merce -sottoposta ad accisa – ad uno dei regimi doganali sospensivi e non si applicano invece alla combinazione dell’utilizzo dei sistemi EMCS e ECS, previsti rispettivamente per il controllo informatizzato delle movimentazioni in sospensione di accisa e delle procedure di esportazione. In tale eventualità, saranno stati presentati sia una dichiarazione di esportazione all’ufficio di esportazione secondo le regole del sistema ECS che un documento amministrativo elettronico e-AD secondo le regole del sistema EMCS .
Se le merci escono dall’Unione prima del 1° luglio 2013, la circolazione in regime di sospensione di accisa con l’e-AD si conclude a seguito dell’uscita della merce dal territorio dell’Unione e quindi sulla base della conclusione della procedura di esportazione. Come noto, tale circostanza è attestata dalla nota di esportazione che l’ufficio doganale di esportazione compila sulla base del “visto” (ora visto uscire informatizzato) dell’Ufficio doganale di uscita di cui all’articolo 793, paragrafo 2, del regolamento (CEE) n. 2454/1993.
Se i prodotti sono stati spediti, in sospensione da accisa, da uno Stato membro per l’esportazione in Croazia, ma non raggiungono l’Ufficio doganale di uscita prima del 1° luglio 2013, si troveranno ad essere soggetti alle disposizioni della direttiva 2008/118/CE sopracitata. L’operazione di esportazione dovrebbe essere invalidata e, in ogni caso, lo speditore dovrebbe operare un cambio di destinazione per l’indicazione degli elementi identificativi del destinatario croato abilitato a ricevere in regime sospensivo ovvero procedere alla reintroduzione nel deposito mittente. A tal fine, si richiamano le procedure in uso per l’effettuazione del cambio di destinazione di un e-AD nel sistema EMCS.
Si ritiene, infine, utile far presente che dal 1° luglio 2013 vengono eliminati i controlli e le formalità per i bagagli a mano e per quelli registrati delle persone che effettuano voli o traversate marittime tra il nuovo Paese aderente e quelli dell’Unione Europea.
In relazione a quanto precede, devono essere avviate le opportune iniziative per riorganizzare le procedure di settore e il servizio passeggeri delle strutture portuali ed aeroportuali in modo da gestire il traffico da e verso il nuovo Stato membro come traffico dell’Unione Europea.

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Codeste Direzioni regionali,interregionali e provinciali sono pregate di dare la massima diffusione al documento TAXUD/A2/SPE/2013/058, adottando ogni iniziativa utile alla gestione della fase di transizione in esame e non mancando di vigilare sulla scrupolosa osservanza delle misure sopra indicate da parte degli uffici operativi.
Si prega, inoltre, di segnalare, con immediatezza, sia l’opportunità di ulteriori indicazioni operative che si rendessero necessarie che ogni eventuale inconveniente nella pratica attuazione delle predette misure transitorie.

Fonte: Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

CIRC 11D 25.6.13 ALLARG UE ADES CROAZIA MIS TRANSIT ATTO ADES

FATTURAZIONE 2013: LE NUOVE REGOLE

L’art. 1, commi da 324 a 335, Legge 228/2012, c.d. “Legge di Stabilità 2013”, ha recepito nell’ordinamento nazionale le disposizioni in materia di fatturazione previste dalla Direttiva 2010/45/UE. Le nuove regole sono applicabili alle operazioni effettuate a partire dal 1.1.2013. Esaminiamo di seguito le principali modifiche apportate al DPR 633/1972 e al DL 331/1993; seguiranno poi approfondimenti monotematici in funzione dell’importanza e dell’urgenza.

CONTENUTO DELLE FATTURE

Il novellato art. 21, c. 2, DPR 633/1972, prevede che la fattura debba contenere almeno le seguenti indicazioni:
⇒ data di emissione;
⇒ numero progressivo che la identifichi in modo univoco;
⇒ ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cedente o prestatore, del rappresentante fiscale nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti;

⇒ numero di partita IVA del cedente o prestatore;

⇒ ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del cessionario o committente, del rappresentante fiscale nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti;
⇒ numero di partita IVA del cessionario o committente oppure, in caso di soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro della UE, numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato membro di stabilimento; nel caso in cui il cessionario o committente residente o domiciliato nel territorio dello Stato non agisca nell’esercizio d’impresa, arte o professione, indicazione del codice fiscale;
⇒ natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione;
⇒ corrispettivi e altri dati necessari per la determinazione della base imponibile, compresi quelli relativi ai beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono di cui all’art. 15, c. 1, n. 2), DPR 633/1972;
⇒ corrispettivi relativi agli altri beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono;
⇒ aliquota, ammontare dell’imposta e dell’imponibile con arrotondamento al centesimo di
euro;
⇒ data della prima immatricolazione o iscrizione in pubblici registri e numero dei chilometri percorsi, delle ore navigate o delle ore volate, se trattasi di cessione intracomunitaria di mezzi di trasporto nuovi di cui all’art. 38, c. 4, DL 331/1993;
⇒ annotazione che la fattura è emessa, per conto del cedente o prestatore, dal cessionario o committente oppure da un terzo.

È stato quindi introdotto l’obbligo di indicare in fattura il numero di partita IVA del cessionario o committente nazionale oppure, quando questi non agisce nell’esercizio d’impresa, arte o professione, il codice fiscale.

Fonte: INTRASTAT.BIZ

NOVITA’ IVA 2012

Dal 17 Marzo 2012 entreranno in vigore le nuove disposizioni ai fini IVA previste
dalla Legge 15/12/2011 n. 217 (Legge Comunitaria 2010).
In particolare:

– MODIFICA AL MOMENTO DI EFFETTUAZIONE DELLE PRESTAZIONI DI SERVIZI
EFFETTUATE/RICEVUTE DA SOGGETTI ESTERI
E’ stato modificato l’art. 6 DPR 633/72, disponendo che il momento di effettuazione delle prestazioni “generiche” ex art. 7‐Ter DPR 633/72 rese da un soggetto italiano ad un soggetto estero (UE ed Extra UE) e viceversa, viene ora individuato nel momento di ultimazione delle prestazioni stesse.
Se prima del momento di ultimazione della prestazione viene pagato un corrispettivo, la
prestazione si intende effettuata alla data del pagamento, limitatamente all’importo pagato.
Se le prestazioni hanno carattere periodico o continuativo, queste si intendono effettuate alla data di maturazione dei corrispettivi.
Se tali prestazioni sono rese in modo continuativo per un periodo superiore ad un anno e senza pagamenti anticipati, il momento di effettuazione delle prestazioni è individuato al termine di ciascun anno solare fino a che non viene posta fine alla loro ultimazione.

1. Rapporti con soggetti Comunitari (B2B)
– Le fatture attive devono essere emesse nel momento di effettuazione della
spedizione.
– Le fatture passive devono essere registrate, mediante integrazione, entro il mese di
ricevimento della fattura estera, come disposto dagli artt. 46 e 47 D.L. 331/93.
Tuttavia, in caso di mancata ricezione della fattura estera, il soggetto italiano deve
emettere, entro il secondo mese successivo all’ultimazione della prestazione,
autofattura ai sensi dell’art. 17 comma 2 DPR 633/72, per il versamento ed il
contestuale recupero dell’IVA. E’ evidente la difficoltà ad emettere l’autofattura
quando ancora non si fosse in possesso della fattura emessa dal soggetto estero.

2. Rapporti con soggetti Extra Comunitari (B2B)
Al momento non ci sono chiarimenti né da parte dell’Agenzia delle Entrate né da parte della stampa specializzata.
– Per le fatture attive riterrei che la nuova disciplina non trovi applicazione in quanto non è obbligatoria l’emissione della fattura per le operazioni Fuori Campo ai sensi dell’art. 7‐Ter nei confronti di soggetti Extra CEE.
– Per le fatture passive che devono essere registrate con un titolo di non imponibilità e per le quali deve essere emessa autofattura ai sensi dell’art. 17 comma 2 DPR 633/72, dobbiamo ancora attendere precisazioni e chiarimenti dalle autorità preposte.

– OBBLIGO DI INTEGRAZIONE DELLE FATTURE COMUNITARIE
Il soggetto italiano che riceve da un soggetto UE un prestazione “generica” di cui all’art. 7‐Ter DPR 633/72 non deve più emettere autofattura ma è obbligato ad integrare la fattura ricevuta nei termini e con le modalità di cui agli art. 46 e 47 D.L. 331/93.
Per le prestazioni di cui agli art. 7‐Quater e 7‐Quinquies DPR 633/72 (prestazioni relative a beni immobili, ai servizi di ristorazione, ai contratti di locazione a breve termine, prestazioni di servizi culturali, artistici, sportivi, ricreativi, scientifici) rimane l’obbligo di emissione dell’autofattura.

Legge Comunitaria 2010 – le fatture estere sono da integrare

Con la Legge Comunitaria 2010 le fatture estere sono da integrare – FISCOeTASSE.com.

Con la L. n. 217/2011 viene estesa ai servizi intracomunitari la procedura di integrazione della fattura emessa dal prestatore

A partire dal 17 marzo 2012 l’Iva sui servizi intracomunitari va assolta con l’integrazione della fattura emessa dal prestatore. Lo prevede la Legge Comunitaria 2010 (Legge n. 217/2011 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 1 del 2 gennaio 2012), che stabilisce che per le prestazioni di servizi “generiche” (di cui all’art. 7-ter del DPR n. 633/72) effettuate da un operatore comunitario nei confronti di un soggetto passivo nazionale, l’Iva debba essere assolta dal committente residente secondo la disciplina prevista dagli art. 46 e 47 del D.l. n. 331/1993.

Fonte: Il Sole 24 Ore

VIES e chiarimenti della circolare Assonime

Secondo Assonime il regime VIES anche nei 30 giorni

Con la Circolare n. 25 del 20 ottobre 2011, Assonime dà indicazioni in merito all’inserimento nell’archivio VIES dei soggetti autorizzati ad effettuare scambi intracomunitari, analizzando i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 39/2011. Secondo l’Associazione, l’impossibilità di applicare il regime sugli scambi intracomunitari durante i 30 giorni che precedono l’inserimento nell’archivio VIES, penalizzerebbe le imprese italiane. L’Associazione precisa che il prestatore potrebbe fornire prova alternativa se ha ottenuto il numero di partita IVA, ma non l’autorizzazione a svolgere operazioni intracomunitarie.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Novità INTRASTAT 2010

La Direttiva n. 2008/8/CE del Consiglio, del 12 febbraio 2008 (di seguito Direttiva Servizi) ha apportato rilevanti modifiche alla Direttiva n. 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006 (di seguito Direttiva IVA), per quanto riguarda il luogo delle prestazioni di servizi. Le nuove regole, che incidono profondamente
sulla territorialità delle prestazioni di servizi ai fini IVA,individuando lo Stato in cui una determinata prestazione di servizi deve essere assoggettata ad imposta, si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2010.
Le principali novità introdotte possono essere così sintetizzate:
1. modifica della regola generale del luogo di tassazione dei servizi resi a soggetti passivi, per i quali si passa dal criterio della tassazione nel Paese di stabilimento del prestatore al criterio di tassazione nel Paese di
stabilimento del cliente. Al contrario, per le prestazioni rese a privati consumatori si conferma, come regola generale, quella della tassazione nel Paese del prestatore;
2. conferma di talune deroghe già esistenti (che comportano l’applicazione degli stessi criteri di tassazione sia per le prestazioni rese a soggetti passivi, che a privati consumatori) concernenti
a. le prestazioni di servizi relativi ad immobili,
b. le prestazioni di servizi culturali, artistici, sportivi, scientifici, educativi, ricreativi e simili
c. le prestazioni di trasporto passeggeri;
3. introduzione di nuove deroghe sia per le prestazioni rese a soggetti passivi che a privati consumatori, con riferimento alle prestazioni di ristorazione e catering, nonché alla locazione a breve termine dei mezzi di trasporto;
4. conservazione di talune deroghe vigenti, limitatamente ai servizi resi a
privati consumatori, relative a prestazioni di servizi:
a. di intermediazione,
b. di trasporto di beni,
c. relative a beni mobili materiali,
d. di telecomunicazione, teleradiodiffusione e servizi resi tramite mezzi elettronici;
5. introduzione di una regola particolare per la locazione a lungo termine di
mezzi di trasporto, resa a privati consumatori;
6. ampliamento della definizione di soggetto passivo ai fini della
individuazione della territorialità dei servizi, che comporta che siano
considerati tali anche
a. gli enti non commerciali (individuati nel diritto interno
dall’articolo 4, quarto comma, del DPR 26 ottobre 1972, n.
633) anche quando agiscono nell’ambito dell’attuività
istituzionale,
b. gli enti che non svolgono alcuna attività commerciale, ma che
risultano già identificati ai fini IVA;
7. generalizzazione del principio in base al quale il committente nazionale
soggetto passivo provvede agli obblighi contabili e di assolvimento
dell’imposta per le prestazioni di servizio a lui rese da un soggetto
passivo non stabilito e territorialmente rilevanti in Italia.
Va, inoltre, rilevato che l’articolo 7 della Direttiva Servizi prevede che gli
Stati membri adottino i necessari strumenti per conformarsi alle regole sopra
descritte a partire dal 1° gennaio 2010.
Al riguardo, occorre anche tener conto che il Consiglio dei Ministri in data 12
novembre 2009 ha proceduto all’esame preliminare del Decreto Legislativo
concernente la “Attuazione delle direttive 2008/8/CE, 2008/9/CE e 2008/117/CE che
5
modificano la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda il luogo delle prestazioni di
servizi, il rimborso dell’imposta sul valore aggiunto ai soggetti passivi stabiliti in
altro Stato membro, nonché il sistema comune dell’IVA per combattere la frode
fiscale connessa alle operazioni intracomunitarie”. Su tale provvedimento, peraltro,
relativamente alle regole generali di tassazione dei servizi, le competenti
commissioni della Camera e del Senato non hanno formulato osservazioni
particolari.
Ciò stante, considerato che alcune delle disposizioni contenute nella Direttiva
Servizi risultano sufficientemente dettagliate e tali da consentirne la diretta
applicazione almeno per ciò che riguarda le regole generali, nelle more dell’adozione
del formale provvedimento di recepimento delle norme comunitarie
nell’ordinamento interno, si forniscono di seguito istruzioni operative di massima,
sulla base delle norme contenute nella ripetuta direttiva che appaiono
oggettivamente suscettibili di immediata applicazione. Ciò allo scopo di evitare che
si verifichino fenomeni di doppia tassazione o di detassazione in contrasto con i
dettami dell’IVA e con un coerente funzionamento del mercato interno, che
potrebbero emergere qualora dal 1° gennaio 2010 in Italia si continuassero ad
applicare le previgenti norme.
Si ritiene opportuno, infine, precisare che le norme comunitarie oggetto delle
presenti istruzioni costituiscono di fatto un superamento delle vigenti disposizioni
nazionali, contenute nel DPR n. 633 del 1972, con particolare riferimento
all’articolo 7 e 17, nonché nell’articolo 40, commi 4-bis, 5 e 6 del DL n. 331 del
1993, che risultano incompatibili con le nuove regole dettate dalla Direttiva Servizi.
La scrivente si riserva, comunque, di fornire ulteriori più dettagliati
chiarimenti in materia dopo l’introduzione, nell’ordinamento nazionale, delle
disposizioni di recepimento della direttiva servizi.
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Per una più agevole lettura si fa presente che nel prosieguo si farà riferimento
agli articoli della Direttiva IVA (direttiva 2006/112/CE), come emendati dalla
Direttiva 2008/8/CE.
1. LE NUOVE REGOLE SUL LUOGO DI PRESTAZIONE DEI
SERVIZI
Come anticipato in premessa, la Direttiva Servizi ha modificato le regole
relative al luogo delle prestazioni di servizi rese ai soggetti passivi, rendendo di
norma tali servizi tassabili nello Stato membro in cui è stabilito il destinatario.
A decorrere dal 1° gennaio 2010, infatti, le prestazioni di servizi cosiddette
generiche, per le quali, cioè, non sono previste specifiche deroghe ai criteri di
territorialità, rese a soggetti passivi (comunemente detti rapporti Business to
Business o B2B) si considerano territorialmente rilevanti nel territorio dello Stato se
rese a soggetti passivi stabiliti in Italia (c.d. criterio del luogo del committente
previsto dall’articolo 44 della Direttiva IVA).
Va, tuttavia, considerato che sulla base degli articoli 43 e 44 della Direttiva
IVA, ai fini della tassazione delle prestazioni di servizio si considerano sempre
soggetti passivi:
– i soggetti che esercitano attività di impresa, arte o professione, per le
prestazioni ricevute in relazione a tali attività;
– i soggetti passivi che effettuano, accanto ad operazioni soggette
all’imposta, anche operazioni non rientranti nell’ambito del campo
applicativo del tributo ai sensi dell’articolo 2 della Direttiva
2006/112/CE. In relazione alla disciplina nazionale, rientrano in tale
categoria gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni di cui
all’articolo 4, quarto comma, del D.P.R. n. 633 del 1972, anche
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quando agiscono al di fuori della sfera delle attività commerciali o
agricole;
– gli enti non soggetti passivi che sono già identificati ai fini del tributo.
Con riferimento alle disposizioni nazionali, rientrano in questo ambito
gli enti che, avendo realizzato nel corso dell’anno solare precedente,
ovvero nel corso dell’anno, acquisti di beni provenienti da un altro
Stato membro per un ammontare superiore a 10.000 euro, sono stati
obbligati a chiedere l’attribuzione di un numero di partita IVA, allo
scopo di assoggettare ad IVA in Italia tali acquisti intracomunitari
(come previsto dall’articolo 38 del D.L. n. 331 del 1993 convertito
dalla legge n. 427 del 1993). Sono, altresì, considerati soggetti passivi
gli stessi enti che anche al di sotto di tale soglia hanno optato per
l’applicazione dell’imposta in Italia sugli acquisti intracomunitari e
che a tale motivo dispongono di un numero di partita IVA (articolo 38,
comma 6, del D.L. citato). Il fatto stesso di possedere tale numero
identificativo, anche se non attribuisce la qualifica di soggetto passivo
in senso proprio, fa sì che non debba più distinguersi se il committente
ha ricevuto una determinata prestazione nell’ambito della propria
attività istituzionale o economica in quanto la tassazione avviene
comunque in Italia. E’ bene precisare che nei casi predetti tali soggetti,
benché assimilati agli operatori economici ai fini della territorialità del
tributo, non potranno esercitare il diritto a detrazione in quanto trattasi
comunque di acquisti effettuati al di fuori dell’esercizio di attività
commerciale.
Di contro, i servizi generici prestati a persone che non sono soggetti passivi
o prestati a soggetti passivi per il proprio uso personale o per quello dei propri
dipendenti (comunemente detti rapporti Business to Consumer o B2C), continuano
ad essere assoggettati ad imposizione nel territorio dello Stato se forniti da soggetti
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passivi stabiliti in Italia (c.d. criterio del luogo del prestatore previsto dall’articolo
45 della Direttiva IVA).
Per meglio comprendere l’ambito oggettivo delle nuove disposizioni, si
ritiene opportuno fornire una elencazione delle fattispecie che dal 1° gennaio 2010
devono considerarsi tassabili in relazione alla regola del committente, tenuto conto
dei profili di diversità che presentano rispetto alle regole vigenti fino al 31 dicembre
2009. A tal fine si precisa che devono considerarsi territorialmente rilevanti in Italia
se resi a soggetti passivi (nei sensi sopra detti) stabiliti in Italia e come tali rientranti
nell’ambito applicativo dell’IVA:
• i servizi già definiti come generici, ivi compresi quelli complessi e
indifferenziati, non individuati (a tutto il 2009) in altre categorie;
• le prestazioni di trasporto di beni, comprendendo in tale ambito i trasporti
nazionali, quelli intracomunitari e quelli internazionali;
• le prestazioni rese in attività accessorie ai trasporti di beni (carico, scarico e
trasbordo merci);
• le prestazioni di qualsiasi genere su beni mobili materiali, ovunque rese, ed
indipendentemente dall’uscita fisica dei beni, al termine della prestazione,
dallo Stato in cui la stessa viene eseguita, in particolar modo nel caso di
prestazione resa in altro Stato comunitario;
• le prestazioni di intermediazione, ovunque eseguite;
• le locazioni a lungo termine (diverse da quelle a breve termine di cui si dirà
più avanti) di mezzi di trasporto;
• le seguenti prestazioni di servizi, già disciplinate dall’articolo 7, quarto
comma, lett. d) del DPR n. 633 del 1972, indipendentemente da dove siano
materialmente utilizzate:
– prestazioni derivanti da contratti di locazione, anche finanziaria, noleggio
e simili di beni mobili materiali diversi dai mezzi di trasporto;
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– prestazioni di servizi relative a cessioni di diritti immateriali redevances,
royalties, diritti di autore, e simili;
– prestazioni pubblicitarie;
– prestazioni di consulenza e assistenza tecnica o legale, comprese quelle di
formazione e di addestramento del personale;
– prestazioni di elaborazione e fornitura di dati e simili;
– prestazioni di interpreti e traduttori;
– prestazioni di servizi di telecomunicazione, di radiodiffusione e di
televisione;
– prestazioni di servizi rese tramite mezzi elettronici;
– prestazioni relative ad operazioni bancarie, finanziarie e assicurative;
– prestazioni relative a prestiti di personale;
– concessione dell’accesso ai sistemi di gas naturale o di energia elettrica,
servizio di trasporto o di trasmissione mediante gli stessi e fornitura di
altri servizi direttamente collegati;
– cessioni di contratti relativi alle prestazioni di sportivi professionisti.
E’ evidente, che le suddette prestazioni, qualora siano rese a soggetti passivi
stabiliti in altri Stati comunitari o in Stati extracomunitari, sono da considerare fuori
del campo di applicazione dell’IVA, per carenza del requisito territoriale.
2. DEROGHE AI PRINCIPI GENERALI DI TERRITORIALITÀ.
In deroga ai principi generali enunciati nel precedente paragrafo, la Direttiva
Servizi ha introdotto particolari criteri derogatori per alcune categorie di prestazioni,
come di seguito descritto.
2.1 Deroghe previste sia per i rapporti B2B che per i rapporti B2C
Si considerano effettuate nel territorio dello Stato, indipendentemente
dalla qualifica soggettiva del committente. Al riguardo, come sopra detto, appare
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opportuno distinguere le fattispecie per le quali già opera una analoga deroga (e per
le quali vanno riconfermati sia le norme vigenti, che la relativa prassi) e quelle
fattispecie derogatorie che si presentano come novità.
2.1.1 Deroghe già vigenti
Trattasi delle fattispecie disciplinate dall’art. 7, quarto comma, lettere a) e c),
nonché di talune contenute nella lettera b):
a) prestazioni di servizi relative a beni immobili, incluse le prestazioni di
periti e di agenti immobiliari, la fornitura di alloggio nel settore alberghiero o in
settori con funzioni analoghe, quali campi di vacanza o terreni attrezzati per il
campeggio, la concessione di diritti di utilizzazione di beni immobili e le prestazioni
tendenti a preparare o coordinare l’esecuzione dei lavori edili, come ad esempio le
prestazioni fornite dagli architetti e dagli uffici di sorveglianza. Queste prestazioni si
considerano rilevanti in Italia quando l’immobile è situato nel territorio dello Stato
(articolo 47 della Direttiva IVA);
b) prestazioni di trasporto passeggeri rilevanti in Italia in proporzione alla
distanza percorsa nel territorio dello Stato (articolo 48 della Direttiva IVA);
c) prestazioni di servizi relative ad attività culturali, artistiche, sportive,
scientifiche, educative, ricreative e simili, quali fiere ed esposizioni, ivi compresi i
servizi prestati dagli organizzatori di dette attività, nonché le prestazioni di servizi
accessorie alle precedenti: si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando
le medesime attività sono ivi materialmente svolte (articolo 53 della Direttiva IVA).
2.1.2 Nuove fattispecie derogatorie
Le seguenti prestazioni non hanno fino al 31 dicembre 2009 una propria
qualificazione e sono considerate territorialmente rilevanti, in linea di massima, nel
Paese in cui è stabilito il prestatore. Le modifiche introdotte dalla Direttiva Servizi
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hanno lo scopo di attribuire rilievo al luogo in cui il servizio può considerarsi
realmente consumato. Trattasi in particolare di:
a) prestazioni di servizi di ristorazione e di catering diverse da quelle di
cui alla successiva lettera b): si considerano tassabili in Italia quando sono
materialmente eseguite nel territorio dello Stato (articolo 55 della Direttiva IVA);
b) prestazioni di ristorazione e di catering materialmente rese a bordo di
una nave, di un aereo o di un treno nel corso della parte di un trasporto di passeggeri
effettuata all’interno della Comunità: si considerano soggette all’imposta in Italia se
il luogo di partenza del trasporto è situato nel territorio dello Stato (articolo 57 della
Direttiva IVA). Occorre precisare che, come specificato dallo stesso articolo 57
della Direttiva IVA, «si considera parte di un trasporto di passeggeri effettuata
all’interno della Comunità la parte di trasporto effettuata senza scalo fuori della
Comunità tra il luogo di partenza e il luogo di arrivo del trasporto di passeggeri».
«Luogo di partenza di un trasporto di passeggeri è il primo punto di imbarco di
passeggeri previsto nella Comunità, eventualmente dopo uno scalo fuori della
Comunità». «Luogo di arrivo di un trasporto di passeggeri è l’ultimo punto di
sbarco previsto nella Comunità, per passeggeri imbarcati nella Comunità,
eventualmente prima di uno scalo fuori della Comunità». « Per il trasporto andata e
ritorno, il percorso di ritorno è considerato come un trasporto distinto». Si ritiene
opportuno sottolineare che, qualora la prestazione di ristorazione e catering sia resa
nel corso di un trasporto non intracomunitario, l’operazione si considererà
territorialmente rilevante secondo la regola enunciata nella precedente lettera a), per
cui sarà rilevante in Italia se materialmente eseguita nel territorio (acque nazionali o
spazio aereo nazionale) dello Stato;
c) prestazioni di servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili,
a breve termine, di mezzi di trasporto: si considerano territorialmente rilevanti in
Italia quando i mezzi di trasporto sono messi a disposizione del destinatario nel
territorio dello Stato (articolo 56 della Direttiva IVA). Il predetto articolo 56 precisa,
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altresì, che «per noleggio a breve termine si intende il possesso o l’uso ininterrotto
del mezzo di trasporto durante un periodo non superiore a trenta giorni e, per quanto
riguarda i natanti, non superiore a novanta giorni».
2.2 Deroghe previste esclusivamente per i rapporti B2C
In deroga al principio generale di cui all’articolo 45 della Direttiva IVA
(tassazione nel Paese di stabilimento del prestatore), si considerano effettuate nel
territorio dello Stato se rese a committenti non soggetti passivi:
a) le prestazioni di intermediazione in nome e per conto del cliente,
quando le operazioni oggetto dell’intermediazione si considerano effettuate nel
territorio dello Stato (articolo 46 della Direttiva IVA), previsione già contenuta
nell’art. 7, quarto comma, lett. f-quinquies), del DPR n. 633 del 1972;
b) le prestazioni di trasporto di beni diverse dal trasporto
intracomunitario, in proporzione alla distanza percorsa nel territorio dello Stato
(articolo 49 della Direttiva IVA), previsione già contenuta nell’art. 7, quarto comma,
lett. c), del DPR n. 633 del 1972;
c) le prestazioni di trasporto intracomunitario di beni, quando il luogo di
partenza è situato nel territorio dello Stato (articolo 50 della Direttiva IVA),
previsione già contenuta nell’art. 40, comma 5, del DL n. 331 del 1993;
d) le prestazioni di lavorazione, nonché le perizie, relative a beni mobili
materiali e le operazioni rese in attività accessorie ai trasporti, quali quelle di carico,
scarico, movimentazione e simili, quando sono materialmente eseguite nel territorio
dello Stato (articolo 54 della Direttiva IVA), previsione già contenuta nell’art. 7,
quarto comma, lett. b), del DPR n. 633 del 1972;
e) le prestazioni di servizi rese tramite mezzi elettronici da soggetti
stabiliti al di fuori del territorio della Comunità, quando il committente è stabilito,
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domiciliato o abitualmente residente nel territorio dello Stato (articolo 58 della
Direttiva IVA), previsione già contenuta nell’art. 7, quarto comma, lett. f-ter), del
DPR n. 633 del 1972;
f) le prestazioni di telecomunicazione e di teleradiodiffusione, rese da
soggetti stabiliti al di fuori del territorio della Comunità quando il committente è
stabilito, domiciliato o abitualmente residente nel territorio dello Stato (articolo 59
ter della Direttiva IVA). La nuova disposizione in parte si discosta da quanto già
previsto nell’art. 7, quarto comma, lettere f-quater), del DPR n. 633 del 1972,
adottando un più razionale criterio di tassazione delle operazioni.
Per converso, sempre in deroga al principio generale di cui all’articolo 45
della Direttiva IVA (tassazione nel luogo del prestatore), non si considerano
effettuate nel territorio dello Stato le seguenti prestazioni di servizi, quando sono
rese a committenti non soggetti passivi stabiliti fuori della Comunità (articolo 59
della Direttiva IVA):
a) le prestazioni di cessioni e concessioni di diritti di autore, brevetti,
diritti di licenza, marchi di fabbrica e di commercio e altri diritti analoghi;
b) le prestazioni pubblicitarie;
c) le prestazioni fornite da consulenti, ingegneri, uffici studi, avvocati,
periti contabili e altre prestazioni analoghe, nonché quelle di elaborazione e fornitura
di informazioni;
d) le operazioni bancarie, finanziarie ed assicurative, comprese le
operazioni di riassicurazione ed escluse le locazioni di casseforti;
e) la messa a disposizione del personale;
f) le prestazioni derivanti da contratti di locazione di beni mobili materiali
diversi dai mezzi di trasporto;
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g) la concessione dell’accesso ai sistemi di gas naturale o di energia
elettrica, il servizio di trasporto o di trasmissione mediante gli stessi e la fornitura di
altri servizi direttamente collegati;
h) i servizi di telecomunicazione e di teleradiodiffusione;
i) i servizi prestati per via elettronica;
l) le prestazioni di servizi inerenti all’obbligo di non esercitare
interamente o parzialmente un’attività o un diritto di cui alle lettere precedenti.
3. OBBLIGHI DEI CONTRIBUENTI.
Ai sensi dell’articolo 196 della Direttiva, il contribuente italiano è tenuto
ad osservare gli obblighi di fatturazione e assolvimento dell’imposta se il servizio,
territorialmente rilevante nello Stato, è reso da un soggetto non residente.
Quindi, secondo la nuova disciplina in caso di prestazione di servizi
rilevante ai fini IVA in Italia, effettuata da un soggetto passivo non stabilito nel
territorio dello Stato nei confronti di un soggetto passivo ivi stabilito, tutti gli
adempimenti relativi all’applicazione dell’imposta gravano sul committente soggetto
passivo.
Tali regole, che pongono obblighi in capo al soggetto passivo residente,
non si applicano per le operazioni effettuate da o nei confronti di soggetti non
residenti, qualora le stesse siano rese o ricevute per il tramite di stabili
organizzazioni nel territorio dello Stato.
In pratica, se il soggetto non residente possiede in Italia una stabile
organizzazione per il cui tramite effettua o riceve operazioni in Italia, gli obblighi ed
i diritti sono esercitati da tale stabile.
A tale riguardo, si rammenta che, a seguito delle modifiche apportate al
D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 dall’articolo 11 del decreto legge 25 settembre 2009,
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n. 135, il soggetto non residente che possiede una stabile in Italia non può procedere
alla identificazione diretta e non può nominare un rappresentante fiscale.
Si fa presente, inoltre, che il meccanismo dell’inversione contabile,
attraverso il quale il committente residente adempie agli obblighi d’imposta, non
può trovare applicazione quando il committente del servizio territorialmente
rilevante non è soggetto passivo ai fini dell’IVA (nei sensi di cui si è detto al
precedente paragrafo 1).
In tale eventualità, pertanto, il soggetto non residente – che rende la
prestazione di servizi territorialmente rilevante nei confronti di un privato – deve
adempiere agli obblighi d’imposta procedendo ad identificarsi direttamente ovvero
nominando un rappresentante fiscale.
Analogamente, nei rapporti, aventi ad oggetto operazioni territorialmente
rilevanti in Italia, tra soggetti non residenti che non dispongano di una stabile
organizzazione in Italia, il prestatore non residente dovrà provvedere
all’identificazione diretta o alla nomina del rappresentante fiscale per adempiere,
attraverso le modalità ordinarie, agli obblighi d’imposta.
Naturalmente, sulla base delle regole sopra riportate, il soggetto passivo
stabilito in Italia che renda ad un soggetto passivo non residente una prestazione di
servizi non rilevante territorialmente nel nostro Stato deve emettere una fattura
senza applicazione dell’IVA .
Si ricorda, infine, che l’art. 262 della Direttiva IVA, al primo comma,
lettera c), impone l’obbligo ai soggetti che prestano servizi nei confronti di soggetti
passivi o enti identificati ai fini IVA in altri Stati membri di riepilogare tali
prestazioni in un apposito elenco sulla falsa riga degli elenchi riepilogativi delle
cessioni intracomunitarie di beni. La disposizione, comunque, non riguarda le
prestazioni che non risultano soggette ad imposta nel Paese in cui l’operazione è
territorialmente rilevante.
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Le Direzioni Regionali vigileranno affinché i principi enunciati nella
presente circolare vengano applicati con uniformità.

SONO UFFICIALMENTE UN DOGANALISTA!!!!!

L’AGENZIA DELLE DOGANE EMANA:

Visto il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia doganale approvato con
D.P.R. 23 gennaio 1973, n.43 ed in particolare gli articoli 50, 51 e 52 che dettano le norme relative agli esami per il conseguimento della patente di spedizioniere doganale;
Visto il Testo Unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello
Stato, approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n.3 e successive modificazioni;
Visto il D.P.R. 3 maggio 1957, n.686;
Visto il D.P.R. 28 dicembre 1970, n.1077;
Visto il D.P.R. 9 maggio 1994, n.487 e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 3 luglio 1999, n.300;
Visti gli articoli 6 e 7 della legge 25 luglio 2000, n.213;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165;
Vista la determinazione direttoriale prot.4601/ACGT del 21 luglio 2005, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale – 4^ serie speciale – n.76 del 23 settembre 2005, con la quale sono stati indetti gli esami per il conseguimento della patente di spedizioniere doganale;
Vista la determinazione direttoriale prot. 9728/ACGT del 19 ottobre 2006 e succesive
modifiche di nomina delle commissioni esaminatrici degli esami per il conseguimento della patente di spedizioniere doganale;
Visti i verbali delle medesime commissioni esaminatrici;
Viste le determinazioni direttoriali di esclusione dalla partecipazione all’esame per il
conseguimento della patente di spedizioniere doganale di taluni candidati non in possesso di tutti i requisiti richiesti dalla citata determinazione direttoriale prot.4601/ACGT del 21 luglio 2005;
Ravvisata l’opportunità di definire la posizione dei candidati esclusi, che abbiano intentato
ricorso avverso i relativi provvedimenti, all’esito dei giudizi medesimi;
Visto l’articolo 1, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n.244;

ADOTTA LA SEGUENTE DETERMINAZIONE:
Articolo 1
E’ approvato il seguente elenco dei candidati riconosciuti idonei agli esami per il
conseguimento della patente di spedizioniere doganale indetti, ai sensi dell’articolo 50 del T.U.L.D., con
determinazione direttoriale prot. 4601/ACGT del 21 luglio 2005 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.76
– 4^ serie speciale – del 23.09.2005:

N°32 BUCCHI EMANUELE 28.01.1978

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